Quanto può essere meglio di così?
Aggiornamento: 5 ore fa
Come superare il bias della negatività e allenare la mente a riconoscere nuove possibilità.

Conosci il detto “Al meglio non c’è mai fine”?
No?
Forse perché l’originale è esattamente l’opposto.
E se anche tu iniziassi a usare questa versione?
E non è solo una questione di atteggiamento:
Le persone hanno una tendenza naturale a concentrarsi su ciò che non va, a vedere il problema più che la soluzione.
La psicologia lo chiama bias della negatività: la tendenza a focalizzarsi più sul negativo che sul positivo.
Con il risultato che ti abitui alla scarsità, al malessere.
Tradotto: ti accontenti di relazioni, lavori e situazioni che “non sono il massimo”… ma “potrebbe andare peggio”.
E così il peggio diventa la normalità.
Pessimismo, rassegnazione e sfiducia diventano il modo abituale di approcciarti alla vita.
La buona notizia è che il cervello non è fisso: cambia continuamente grazie alla Neuroplasticità, ovvero la capacità di modificare struttura e connessioni nel corso della vita, in risposta a esperienze, apprendimento, abitudini e persino traumi.
Ogni volta che pensi, impari o ripeti un comportamento, i neuroni formano nuove connessioni o rinforzano quelle esistenti.
Insomma, più ripeti qualcosa, più quel percorso mentale diventa automatico.
(Neuro-Training docet)
Da dove iniziare?
- Accorgendoti di quando ti accontenti o ti adatti alla mediocrità
- Sovvertendo lo schema intenzionalmente
E ricorda:
una volta non basta → il potere sta nella ripetizione e nell’esperienza emotiva, nel sentire qualcosa di diverso dal solito.
Perché ogni volta che interrompi lo schema del “tanto è così”, stai facendo spazio a qualcosa di meglio. Molto meglio.
Quindi: accontentarti … o scoprire quanto può essere meglio di così?

Elisabetta Pevarello
Neuro Trainer e Operatore Olistico




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