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Quanto può essere meglio di così?

11 feb
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 5 ore fa

Come superare il bias della negatività e allenare la mente a riconoscere nuove possibilità.


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Conosci il detto “Al meglio non c’è mai fine”?

No?

Forse perché l’originale è esattamente l’opposto.


E se anche tu iniziassi a usare questa versione?

 

E non è solo una questione di atteggiamento:

Le persone hanno una tendenza naturale a concentrarsi su ciò che non va, a vedere il problema più che la soluzione.

La psicologia lo chiama bias della negatività: la tendenza a focalizzarsi più sul negativo che sul positivo.

 

Con il risultato che ti abitui alla scarsità, al malessere.

Tradotto: ti accontenti di relazioni, lavori e situazioni che “non sono il massimo”… ma “potrebbe andare peggio”.

 

E così il peggio diventa la normalità.

Pessimismo, rassegnazione e sfiducia diventano il modo abituale di approcciarti alla vita.


La buona notizia è che il cervello non è fisso: cambia continuamente grazie alla Neuroplasticità, ovvero la capacità di modificare struttura e connessioni nel corso della vita, in risposta a esperienze, apprendimento, abitudini e persino traumi.


Ogni volta che pensi, impari o ripeti un comportamento, i neuroni formano nuove connessioni o rinforzano quelle esistenti.

Insomma, più ripeti qualcosa, più quel percorso mentale diventa automatico.

 

Da dove iniziare?

-        Accorgendoti di quando ti accontenti o ti adatti alla mediocrità

-        Sovvertendo lo schema intenzionalmente

 

E ricorda:

una volta non basta → il potere sta nella ripetizione e nell’esperienza emotiva, nel sentire qualcosa di diverso dal solito.

 

Perché ogni volta che interrompi lo schema del “tanto è così”, stai facendo spazio a qualcosa di meglio. Molto meglio.

 

Quindi: accontentarti … o scoprire quanto può essere meglio di così?




Elisabetta Pevarello

Neuro Trainer e Operatore Olistico



 
 
 

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